Con l’approvazione del Recovery Plan da parte del Consiglio Europeo nel luglio del 2020, parlare di Transizione Digitale, separandone il concetto da quelli di Transizioni Energetica ed Ecologica, è limitativo.

Si rischia di perdere di vista il futuro che le caratterizzerà ed il loro concorrere congiunto ed integrato alla creazione del nuovo ed ineludibile modello di sviluppo sostenibile del Pianeta, basato, se l’umanità vorrà sopravvivere, sui paradigmi della decarbonizzazione dell’atmosfera, della neutralità climatica, dell’economia circolare e di tutto ciò che il Santo Padre ha racchiuso nelle due Encicliche Laudato Sì e Fratelli Tutti.

Prima del Recovery Plan il significato di “digitalizzazione” era riferito, essenzialmente, alla realizzazione delle cosiddette “autostrade informatiche”, intese nel senso tecnologico e tipologico del termine, e riconducibile a larga banda su fibra, Wi-Fi, 5G ed ai super data center, per poi trovare applicazione ed evoluzione nei concetti della “società digitale” (quella che oggi è, in senso ampio, l’obiettivo finale della Transizione Digitale 2022-2026).

L’obiettivo della Società Digitale, attualmente, è ben noto a quasi tutti (si pensi, ad esempio, alla realizzazione del Polo Strategico Nazionale per l’erogazione di servizi cloud per la Pubblica Amministrazione) e ben poco c’è da aggiungere che non sia già di dominio comune.

Ha senso, allora, provare a ragionare sull’integrazione delle tre citate Transizioni pilastro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per dare una nuova ed imprescindibile importanza alla Transizione Digitale, senza la quale la Transizione Energetica e l’automazione telematica delle “buon pratiche operative e gestionali in ogni ambito sociale ed economico”, non saranno in grado di collaborare per attuare la Transizione Ecologica: quest’ultima strumento indispensabile al raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 e base di un nuovo modello di sviluppo totalmente incentrato sulla sostenibilità delle attività antropiche e sulla corretta utilizzazione delle risorse che il Pianeta ci mette a disposizione.

Delle tre Transizioni, sarà inizialmente quella Energetica quella fondamentale, perché caratterizzata, da un lato, dal passaggio della generazione elettrica dalle fonti fossili (carbone, olio, gas fossili e derivati) a quelle rinnovabili (idroelettrico, fotovoltaico, eolico, geotermia, biomasse e biogas), e, dall’altro, dall’evoluzione del sistema di generazione dell’elettricità da “puntuale con trasporto, trasformazione e distribuzione” attuale ad un sistema di “generazione distribuita” (come attualmente avviene in parte della Germania), in grado di rispondere in modo autonomo alle esigenze locali, di minimizzare gli shock aleatori della grid nazionale potenzialmente generabili dall’immissione di picchi di potenza imprevisti e “randodomici” e di ridurre drasticamente la dipendenza dalle importazioni di energia dall’estero.

In questo scenario, senza il contributo della digitalizzazione spinta ed evoluta del sistema verso big data, gemelli digitali (digital twin), reti di sensori IOT, big data, tecniche di modellazione e simulazione, machine learning e intelligenza artificiale, l’obiettivo della rapida Transizione Energetica fallirà, la Transizione Ecologica non sarà abilitabile e la neutralità climatica del Pianeta al 2050 non sarà raggiunta, con tutte le tragiche conseguenze del caso.

Tuttavia, entro il 2026, grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, i 27 Paesi Membri dell’Unione saranno certamente riusciti ad avviare con successo i rispettivi modelli di Transizione Energetica ed il combinato disposto tra questa e Trasformazione Digitale, abiliterà l’agognata Transizione Ecologica, vero obiettivo in grado di consentire all’umanità di raggiungere la neutralità climatica ed alle ipotesi di “Conversione Ecologica” di Papa Francesco, di avverarsi (si spera!).

L’attuazione della Transizione Ecologica, a cui, come detto, quella Energetica e quella Digitale sono prodromiche, si baserà sull’automazione e sulla gestione telematica di modelli di vita antropica innovativi ed ottimizzati, basati ancora una volta sul “digitale”, consentendo l’evoluzione delle città e dei territori in Smart City e Smart Land e consentendo una gestione delle città e dei territori attraverso ciò che, già oggi, è definibile come “Smart Government”.

Da anni le aziende più all’avanguardia investono e sperimentano l’evoluzione digitale in vista delle nuove sfide lanciate dalle tre citate Transizioni, attraverso l’utilizzo di moderne tecnologie per la creazione di digital twin (gemelli digitali che offrono una rappresentazione virtuale di un’entità fisica, vivente o non vivente, di una persona o di un sistema anche complesso connesso a una parte fisica e con la quale si possono scambiare dati e informazioni, sia in modalità sincron), che asincrona), la loro trasformazione in modelli interattivi grazie all’integrazione con Sistemi Informativi Geografici (GIS), strumenti di Building Information Modelling (BIM), piattaforme telematiche di dimensionamento e gestione delle Comunità Energetiche Rinnovabili (Energy Management System – EMS), acquisizione di Know How e sperimentazione di buone pratiche nell’ambito della riduzione progressiva della Carbon Footprint e della produzione di vettori energetici di ultima generazione.

La strategia di evoluzione in corso da queste aziende è attuata un po’ da tuttecon obiettivi nella progettazione, nella realizzazione e nella gestione di metodi e processi digitali, finalmente tornato ai concetti filosofici di “ingegneria integrata”, ovvero all’essenza vera che distingue l’ingegneria dai suoi servizi di “bassa cucina”.