Finalmente si siamo.
Siamo quasi a Natale e l’Associazione Comelico Nuovo porta in regalo a chi ne fosse interessato, il promesso “Studio di Fattibilità sulla fusione dei cinque Comuni della valle in uno solo: il Comune di Comelico”.
E’ indubbio che, individuato l’obiettivo, sia indispensabile poi ragionare su percorsi e tempi, in modo da fare le cose con scienza e coscienza e seguendo pedissequamente ciò che le Norme impongono, affrontandole senza pregiudizi o reconditi motivi di convenienza e potere personale.
Purtroppo, l’amara constatazione da cui ripartire è che, stante così come sono le cose, il Comelico ha malamente perduto il treno ad alta velocità ed alta capacità del PNRR, le cui azioni, se mai fossero state pianificate e messe in campo, avrebbero dovuto trovare operatività nel biennio 2024-2025, per essere poi venire rendicontate all’Unione Europea entro il 30 giugno 2026.
Nessuna azione straordinaria è stata presa in considerazione e pianificata dal giungo 2021 in poi (data di emanazione e finanziamento di Next Generation Eu da parte dell’Unione Europea e, in cascata, del PNRR), per cui quasi tutta la potenza finanziaria degli aiuti europei è stata perduta per sempre.
Diciamo che se ci si fosse impregni per questo, non si sarebbe potuto fare meglio.
Marciare uniti verso un migliore utilizzo delle opportunità offerte dal PNRR sarebbe stata una cosa prodromica e necessaria, anche se non sufficiente, a salire sui treni successivi, ovvero quelli dei programmi europei denominati Fit for 55 e Green New Deal Eu che proprio nei risultati del PNRR troveranno origine.
Cinque Amministrazioni, mal coordinate tra loro dal Unione Montana e senza una leadership in grado di sintetizzare, omogeneizzare, determinare strategie e tattiche per approfittare del boost economico e finanziario post Covid, hanno data chiara evidenza di come il “piccolo” non sempre paghi e di come la frammentazione amministrativa sia un fardello mortale per l’insieme.
Questa constatazione, a parte il caso specifico e drammatico del Comune di Santo Stefano di Cadore (amministrato senza alcuna visione e senza grandi capacità, se non quella del consolidamento del debito e del pilotaggio del pre-default), non vuole essere una critica alle Amministrazioni in carica ma solo una ragione in più per rendersi conto che da soli, inevitabilmente, si muore. e che, a fronte del disastro, qualcosa di basilare bisognerà pur cambiare.
Sarebbe bastato almeno nel quinquennio in fase di chiusura, provare almeno ad unificare con convinzione e pragmatismo i servizi, spingere di più su una digitalizzazione spinta, studiare dei piani di sviluppo sostenibile possibili, da promuovere e da far finanziare attraverso l’Unione Montana che, in nuce, avrebbe potuto essere il prototipo del Comune Unico che, presto o tardi, comunque ci sarà.
Pazienza, così è andata.
L’opportunità del Comune Unico in Comelico nel breve è da dimenticare, perché impossibile. Va rimandata, se mai la gente al referendum che certamente sarà promosso ai sensi delle nuove norme anche non necessariamente dagli Enti Locali, più o meno a fine 2028, sempre che nel frattempo tra chiusure di gallerie e drammi vari, la valle non sia ridotta definitivamente ad un museo vivente di sé stessa, così co0me pianificato ampiamente dal 2018 in poi con il silente consenso delle varie Amministrazioni.



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