Me l’hanno chiesto all’improvviso, quasi fosse una domanda da niente:

“Qual è stato il giorno più bello della tua vita?”

Ho sorriso. Ho cercato nei ricordi, ho sfiorato volti, luoghi, traguardi, mani strette e mani perse.
Ma la verità è che non ho una risposta pronta. Non l’avevo mai cercata davvero.
E forse non esiste un solo giorno che basti da solo a contenere tutto ciò che sono stato.
Così ho detto, con la calma di chi ha camminato a lungo:

“Credo che il giorno più bello debba ancora venire. E se devo immaginarlo, sarà l’ultimo.”

Non lo dico con malinconia.
Lo dico perché spero che, giunto a quel giorno, possa guardare indietro e dire:

“Sì, è valsa la pena. Anche le ferite, anche le notti vuote. Tutto era necessario. Tutto era mio.”
 
L’ultimo giorno è l’unico che potrà contenere ogni altro.
È lì che ogni inizio avrà il suo perché.
È lì che i fili, sparsi per anni, si intrecciano in un disegno che finalmente si lascia vedere.
È lì che potrò riconciliarmi con ciò che non ho scelto, e salutare con gratitudine ciò che ho amato davvero.
Non sarà un giorno perfetto, forse.
Ma sarà il più vero.
E in quella verità, anche se breve, ci sarà bellezza.
Forse persino pace.
Fino ad allora, vivo.
Non per cercare il giorno più bello, ma per renderlo possibile.